I giudici, la politica e il vero scandalo da rimuovere

16 GIU 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 17 GIU 19
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Le cose sono congegnate allo stesso modo per la scelta dei magistrati e dei giudici da parte del Csm, ciesseemme, il Consiglio superiore della magistratura, il parlamentino dei giudici. Mentre il parlamento che elegge il presidente del Csm, il capo dello stato, è eletto dai cittadini, quello che sceglie i togati, gli uomini e le donne chiamati a amministrare addirittura la Giustizia terza e imparziale, e per di più in nome del popolo, è composto per un terzo dai rappresentanti dei cittadini, deputati e senatori, per un terzo dalle correnti politico culturali e di potere dei togati per concorso, e per un terzo dal presidente della Repubblica a sua volta eletto dai rappresentanti dei cittadini. Il vicepresidente dell’Organo Altissimo, per Costituzione l’amministratore delegato operativo del Consesso Augusto, deve essere tra i nominati politici del parlamento, guarda un po’. E anche in questo caso interviene lo spirito santo laico e repubblicano a suggerire imparziali e depoliticizzate carriere, che nulla hanno a che vedere con la politica, con le funzioni dei parlamentari, anzi, il solo sospetto, o trojan, cioè l’intercettazione di un sospetto di partecipazione politica alla scelta dei magistrati è tale, pur senza costituire reato, da fottere il sospettato intercettato. Dobbiamo credere che i magistrati li porta la cicogna, come il presidente della Repubblica.
In America i giudici e i magistrati o sono eletti dal popolo o sono nominati dal presidente federale eletto. C’è, guarda un po’, sempre una relazione tra politica e scelta dei magistrati e dei giudici. Anche in un sistema di carriere separate, come quello americano, ma poi dovunque: la fonte del diritto, se si parli di governo dell’apparato che lo garantisce, è sempre totalmente o parzialmente politica, è legata alla sovranità del popolo e alla preminenza del legislativo o del presidente eletto dal popolo stesso. Certo, ognuno ha il proprio modo di interpretare le procedure, ciò che da noi è vernacolo e talvolta barbarie faziosa, altrove è un modus in rebus, uno stile corrispondente a una cultura dell’indipendenza vera della magistratura e dell’equivalenza tra accusa e difesa. Da noi può capitare che un deputato rinviato a giudizio si faccia avanti, avendo pubblicamente considerato, come nel caso Lotti, che contro di lui è stato esercitato un pregiudizio politico, fino ai limiti del tentato golpe giudiziario del famoso capitano o colonnello Scafarto, ma si vedrà, abbiamo tutti fiducia nella giustizia, anche nel caso Consip. Questi si fa avanti in notturna, perché alla luce del sole le leggi istitutive del Csm non permettono alcunché, salvo le campagne elettorali tra i togati e quelle tra i parlamentari per l’elezione dei ciesseemmini, e finisce tutto in scandalo, trojan illegale a carico dei deputati aiutando (il trojan è un software di nuova generazione, come si dice, che registra le conversazioni, di giorno e di notte, molto comodo). E ne deriva lo scandalo.
Lo scandalo non è, come sembrerebbe a occhio nudo, l’insieme delle procedure alla luce del buio, la sostanziale ipocrisia del rapporto tra politica e governo della magistratura amministrativa e penale, lo scandalo non è il fatto che da trent’anni siamo nelle mani dei giudici comunque votiamo, qualunque scelta sovranista facciamo, no, lo scandalo è la frasetta notturna, “facciamogli arrivare un messaggio”, che è considerata interferenza una volta sì e l’altra no, insomma lo scandalo è lo spirito santo laico e repubblicano, che prende le sembianze dell’avversario del momento, stavolta è stato il turno di Lotti. Il Pd, il Quirinale, Salvini e chiunque altro abbia voce in capitolo dovrebbe preoccuparsi di rimuovere lo scandalo vero, non di profittare variamente, in modo pusillo, dello scandalo falso.